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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Andrea (del 30/07/2006 @ 14:50:15, in Fiestas, linkato 200 volte)
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La serata è iniziata con l'aperitivo
di rito al Nazionale, in Piazza
degli Scacchi a Marostica. Successivamente ci siamo trasferiti a La
Corte degli Aranci per festeggiare il compleanno della Barbarina che,
a proposito... quanti anni sono Barbara? 
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Abbiamo cenato sotto le stelle, in un'ambiente molto carino e ben curato,
tempo ottimo e temperatura gradevole, sembra quasi sia stato tutto programmato
a posta per noi 
Dopo la pizza, abbiamo atteso un po' per il caffè, a causa di
alcune incomprensioni con i camerieri, |
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prontamente risolti da Marzia 
L'amaro è stato sostituito da una bottiglia di prosecco offerta
da Levi, anche lui in festa per il suo compleanno.
Il resto della notte l'abbiamo trascorso ballando sotto le stelle, tra
musica dance e latino americano, a seconda dei gusti
Some pics of this summer night |
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Di Andrea (del 29/07/2006 @ 20:01:10, in Fiestas, linkato 146 volte)
Di Andrea (del 23/07/2006 @ 17:18:11, in Fiestas, linkato 154 volte)
Di Andrea (del 23/07/2006 @ 16:46:47, in Rally, linkato 298 volte)
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Prima mia partecipazione a questo rally, chiamato a fare servizio radio
a bordo di una delle vetture apripista. Le
prove erano quattro, una (Campodalbero) per l'altro già
collaudata personalmente al rally di Schio, tutte su asfalto e molto belle da percorrere.
Pubblico presente ma non in massa, causa anche la giornata particolarmente
calda (alle 14, in trasferimento dalla P.S. 5 alla P.S. 6 a Chiampo
c'erano 40°C!); per mia fortuna l'auto
apristista era equipaggiata di aria condizionata 
Partenza alle 8 da Isola Vicentina (la mia vettura apripista aveva come
ordine di servizio la partenza un'ora prima del primo concorrente), e arrivo
dopo 253 Km sempre ad Isola.
In seguito d'accordo con il resto dell'equipaggio (pilota, navigatore ed
io) abbiamo fatto un dietro front e siamo andati a vederci l'ultima prova,
almeno da poter dire di aver visto qualche macchina, visto che l'auto apripista
parte prima di tutti!
Per la gioia di tutti voi, ho pubblicato alcune foto
dell'evento  |
Di Andrea (del 20/07/2006 @ 21:38:34, in News, linkato 6133 volte)
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Vanno a Cuba, in Giamaica, in Kenya e a Capo Verde. Sono ragazze
di 30 e 40 anni, ma anche di 50 e 60. Cercano sesso, passione, sentimento
e gratificazioni che a casa non hanno. Regola numero uno: preservativo in
borsetta. Regola numero due: cuore in frigorifero. E quale delle due sia
la più importante è una verità ancora tutta da dimostrare.
«Io alle mie pazienti le raccomando caldamente entrambe» assicura Alessandra
Graziottin, direttore del centro di ginecologia del San Raffaele Resnati,
a Milano. |
Una che le sue pazienti le vede partire adesso, con gli occhi
stellanti e i corpi eccitati, verso la loro estate caliente; e che le vedrà
tornare poi, verso settembre-ottobre: una avrà il cuore a pezzi,
un'altra il dubbio di essersi presa «qualcosa». Perché le regole
del gioco sono solo due, l'abbiamo detto, e oltretutto chiarissime; ma là
sulle spiagge dei Caraibi, tra mare e sole e bei ragazzi che sussurrano
«te quiero», come si fa a tenere il cuore sempre sotto chiave e il profilattico
sempre a portata di mano? Ma così è e via dunque: in questi
giorni cominciano a partire, le ragazze italiane, con i tacchi a spillo
in valigia e il preservativo in borsetta. Ragazze di trent'anni, ma anche
di 50 e di 60. Single impenitenti, single frustrate, separate, divorziate.
Sole o a piccoli gruppi. A Cuba o in Giamaica, a Capo Verde o nel Maghreb,
ma anche in Senegal e in Belize, e dicono pure in Burkina Faso. Le rotte
più calde dell'amore. In quante partono? «Dalle 30 alle 50 mila l'anno»
azzarda Pierre Orsoni, presidente di Telefonoblu-Sos turisti. Ma sono stime
molto a spanne: «Dati precisi ovviamente non esistono. Si suppone però
che le donne rappresentino dal 3 al 5 per cento di quel milione di italiani
che pratica, abitualmente o meno, turismo sessuale». Ovvio, se lo chiedete
a loro, alle ragazze, non ne trovate una che lo ammetta. Che dica: io lo
faccio. Turismo sessuale? «Figurarsi!» ride la sessuologa Chiara Simonelli.
«In tutto il mio giro di amiche, colleghe, studentesse, mai una volta che
si affronti apertamente l'argomento». Però? «Però un paio
di amiche che sono tornate dalla Giamaica insieme a un bel rasta, ecco,
quelle le ho. Felicemente sposate, oltretutto». E allora? Provate a guardarvi
intorno. A chiedere alle amiche e alle amiche delle amiche, al parrucchiere,
alla ginecologa, all'estetista. Scoprirete che ha ragione da vendere Charlotte
Rampling, la splendida protagonista di Vers le Sud, uno dei film più
applauditi all'ultima Mostra del cinema di Venezia: «Il turismo sessuale
sta aumentando in modo vertiginoso. Le donne ne parlano poco ma lo praticano
molto». Perché, giura, «a un certo punto la vita sessuale femminile
diventa qualcosa di molto segreto, quasi imbarazzante da ammettere». Chiedete
in giro ma con discrezione. Troverete la professionista romana che magnifica
i beach boy di Capo Verde, che «hanno la pelle scura ma i lineamenti occidentali»,
e oltretutto «parlano l'italiano», una gran bella comodità. O la
giornalista romana che ormai da anni fa avanti e indietro con Cuba, ogni
3-4 mesi un bel viaggio, e divide felicemente la sua vita tra il lavoro
in Italia e l'amore all'Avana. O la pierre milanese che va pazza per la
Giamaica e narra meraviglie dell'Hedonism II di Negril, villaggio vacanze
programmaticamente vietato ai minori di 18 anni, «dove l'unico imbarazzo
è la scelta fra il rimanere al club, e cuccare tra i tanti single
americani che ci vanno, o uscire fuori dal ghetto e fare amicizia con gli
splendidi ragazzi del posto». Alti, belli, muscolosi, tutti ben dotati di
treccine e sorrisi incantatori da elargire, molto generosamente, alle turiste
bianche come il latte: tedesche anzitutto, poi britanniche, americane, svizzere,
italiane. Donne come quella Ellen, appunto, impersonata da Charlotte Rampling
in Vers le Sud, che ad Haiti si concede l'amore di Legba, tanto più
giovane di lei. Diceva nel film Ellen: «Quando sarò vecchia pagherò
i giovani per amarmi. Perché di tutte le cose l'amore è la
più dolce, la più viva, la più sensata. Non importa
quale sia il prezzo». Il prezzo non è spaventoso, dopotutto. Due
settimane in Giamaica, o in un villaggio a Capo Verde, sono alla portata
di (quasi) tutte le Ellen d'Italia. E a Cuba ci puoi andare perfino con
il sindacato, con tariffe di favore, come quelle due milanesi sbarcate un
paio d'anni fa all'Avana per i festeggiamenti del 1º maggio. «Mica eravamo
andate lì per fare sesso, eh» avverte una. «Ma il preservativo in
borsetta l'avevamo messo ugualmente» avverte l'altra. «Non si sa mai». È
andata così: una si è innamorata dell'autista dell'autobus
che portava il gruppo in giro per l'isola, l'altra di un musicista di salsa.
«E che meraviglia di uomini» sospira una. «Mai conosciuto uno, in Italia,
bravo a corteggiare una donna come fanno i cubani» sospira l'altra. Come
no? «Mi amor» di là, «mi vida» di qua, «te quiero» da tutte le parti.
Altro che certi italiani che ti notano solo se sei alta 2 metri e hai un
fisico da copertina, e il resto merita l'attenzione che normalmente si riserva
a una tenda: nessuna. Le nostre due quarantenni, dopo aver provato il brivido
di essere guardate con virile desiderio, sono perciò tornate a Milano
con gli occhi sognanti. «E sia chiaro che non abbiamo mai pagato un solo
dollaro» giurano. «Solo qualche cena, un regalino, una serata in balera».
Poi, certo, sono cominciate ad arrivare le email. «Mi amor»,
e vai con la lista della spesa. «Mi vida», puoi mandarmi un
mp3? Un computer, un videoregistratore? E le ultime Nike per mio figlio,
un telefonino, un lettore di compact? E gli occhiali per la vecchia madre,
grazie mille, che ti saluta tanto e aspetta con ansia il tuo ritorno?
Ma le rotte dell'amore funzionano esattamente così. «Uno scambio
alla pari, in cui tutti sono felici» l'ha definito il regista di Vers
le Sud, Laurent Cantet. «Tutti guadagnano qualcosa: chi soldi e cibo,
chi desiderio e amore». Per dirla con Alessandra Graziottin: «Non
sono storie di mero sfruttamento. Non è come il turismo maschile,
con la nevrosi della conquista sempre diversa, una botta e via. Le donne
tendono comunque a costruire un rapporto affettivo, che magari dura negli
anni; e in questo legame, anche se fluido, ognuna delle parti dà
quello che ha in abbondanza: giovinezza e virilità, o denaro e aiuti
per la famiglia. Ci sono famiglie, nel Terzo mondo, che campano grazie alle
donne del Primo».
Le nostre Ellen, le 35-45enni in carriera, single o scoppiate, e le 50-60enni
separate o divorziate, quelle che proprio non riescono a rimettersi dallo
shock di essere rimaste sole. Fascia perlopiù medio-alta, metropolitana,
settentrionale. Più sportive sessualmente le giovani, più
segretamente romantiche le altre. Nessuna delle due categorie raggiunge
per ora l'acre cinismo di quelle manager americane (le statistiche le descrivono
single, senza figli, molto curate, molto deluse, molto evitanti) che fanno
del «no engagement, no commitment» il loro must emotivo-sentimentale.
Le italiane no: partono con il preservativo in borsetta «ma poi si
dimenticano di usarlo perché si innamorano» sospira Graziottin.
Partono ben decise a tenere il cuore in frigorifero «ma poi il sogno
romantico le tradisce sempre». Partono piene di aspettative e tornano...
come tornano? «Più belle, più cariche, più
consapevoli della loro femminilità. Più gratificate e più
felici» dice la ginecologa. Ma una volta a casa la depressione è
dietro l'angolo; il ritorno al tran tran le uccide, il sogno esotico rischia
di logorarle. Quand'è che si riparte? «Soprattutto a quarant'anni
la botta rischia di essere micidiale» riflette Manuela Stefani, giornalista
(e madre di tre figli) che per Airone ha girato il mondo, vedendone di cotte
e di crude. Nel suo primo romanzo, La casa degli ulivi (Mondadori), racconta
per l'appunto di una milanese quarantenne, single intristita, che decide
di darsi una botta di vita e parte per un viaggio.
Anziché in Giamaica va in Calabria (la storia è ambientata
negli anni Ottanta, quando la Giamaica era ancora di là da venire),
ma incontra comunque un «indigeno», e ovviamente se ne innamora.
Sostiene Stefani che il meccanismo è quasi matematico: «A 40
anni parecchie di noi si sono già scontrate con la vita, hanno fatto
un po' di conti, hanno visto naufragare più di un sogno romantico,
anche quelli molto, molto ragionevoli. Il quotidiano ci ha deluso, le prospettive
sono deprimenti. Ecco allora che il viaggio diventa l'occasione per ridare
slancio alla propria esistenza. Anche emotivamente. Anche sessualmente».
E allora ecco che sono evitate, come la peste, le rotte verso lo Sri Lanka
che tanto piacciono alle tardone americane, là dove «i ragazzi
sono dolci, e carini, e un po' femminili, e omaggiano le turiste in continuazione»
come racconta la scrittrice Roberta Tatafiore, una delle prime ad aver indagato
l'universo degli Uomini di piacere e donne che li comprano (Frontiera).
Alla larga dai centri di Bangkok specializzati in massaggi sadomaso, che
secondo il Telefonoblu sono «la meta preferita dei charter carichi
di donne giapponesi».
Le mete più care alle Ellen di casa nostra sono ben altre, là
dove regnano il maschio di tipo latino e l'adone di pelle scura, simbolo
a tutto tondo dell'uomo che non deve chiedere mai. Ossia: «Cuba, i
Caraibi, il Marocco, la Tunisia, il Kenya, il Senegal, Capo Verde»
elenca Pierre Orsoni, che a Telefonoblu monitorizza rotte e mete preoccupandosi
di un possibile sfruttamento sessuale degli adolescenti indigeni (denunce
e segnalazioni al 199443378).
Ma anche il Maghreb va forte. Alzi la mano chi non ha mai palpitato per
Sean Connery, sensualissimo capo berbero in Il vento e il leone, o non ha
mai avuto un fremito sul mito erotico del maschio arabo, instancabile e
virilissimo, cui persino Carmen Covito, grande esegeta delle bruttine stagionate,
ha dedicato pagine infuocate e struggenti.
Ricordate come, negli anni Novanta, le aziende hanno addirittura cominciato
a mandarci commesse e rappresentanti in viaggio premio? Ad Agadir ancora
si favoleggia dello sbarco di 700 estetiste italiane; a Marrakech non si
è appannato il ricordo del convoglio di parrucchiere scatenate a
spese di una grande industria cosmetica.
Ma così va la vita per le ragazze d'oggi. Persino la Svizzera, visto
l'andazzo, ha deciso di puntare le sue atout turistiche sulle bellezze più
naturali del posto. Registratevi lo spot: è splendido. Tanto per
dire: un mungitore biondissimo, un rocciatore sensuale, un autista di autobus,
un contadino a torso nudo.
Uno più bello dell'altro. E vi guardano dritto negli occhi. Vi fanno
un sorriso francamente assassino. Poi una voce maschia sussurra: «Venite
a passare l'estate dove gli uomini si preoccupano poco del calcio e quindi
più di voi». Chi avrebbe mai pensato, prima, alla Svizzera?
Comunque, buon viaggio. |
da Panorama del 11 maggio 2006, articolo di Laura
Maragnani |

Charlie Chaplin (1889 - 1977) |
"...Sono desolato, ma non voglio
essere imperatore, non mi interessa. Non voglio né conquistare,
né dirigere nessuno. Nella misura del possibile, voglio aiutare
tutti, Ebrei, Cristiani, Pagani, Banchi e Neri. Noi tutti vogliamo aiutarci
vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere
della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità.
Non vogliamo odiarci e disprezzarci. Al mondo c'è posto per tutti.
E la buona terra è ricca e in grado di provvedere a tutti. La vita
può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la
cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro
una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso
l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità,
ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno
lasciato nel bisogno.
La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati.
Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. |
| Più che di macchine abbiamo bisogno
di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza
e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto
andrà perduto.
L'aereo e la radio ci hanno avvicinati. E' l'intima natura di queste cose
a invocare la bontà dell'uomo, a invocare la fratellanza universale,
l'unità di tutti noi. Anche ora la mia voce raggiunge milioni di
persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati,
vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare
gli innocenti. A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità
che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza
di coloro che temono la via del progresso umano. L'odio degli uomini passerà,
i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà
al popolo. E finché gli uomini non saranno morti la libertà
non perirà mai. Soldati! Non consegnatevi a questi bruti, che vi
disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la
vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare
e sentire!
Che vi istruiscono, vi tengono a dieta, vi trattano come bestie e si servono
di voi come carne da cannone. Non datevi a questi uomini inumani: uomini-macchine
con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore!
Voi non siete delle macchine! Non siete degli schiavi! Siete degli uomini!
Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Odiate solo ciò
che è inumano, ciò che non è fatto d'amore. Soldati!
Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà!
Nel Vangelo di San Luca sta scritto che "il Regno di Dio è
nell'uomo": non in un uomo o in un gruppo di uomini ma in tutti gli
uomini! In voi! Voi, il popolo, voi che avete il potere, il potere di
creare le macchine, il potere di creare la felicità. Voi, il popolo,
voi che avete il potere, il potere di rendere questa vita libera e bella,
di rendere questa vita una magnifica avventura.
E allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci tutti.
Battiamoci per un mondo nuovo, un mondo buono che dia agli uomini la possibilità
di lavorare, che dia alla gioventù un futuro e alla vecchiaia una
sicurezza. Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Ma essi
mentono! Non mantengono questa meravigliosa promessa. Né lo faranno
mai! I dittatori liberano se stessi ma riducono il popolo in schiavitù.
Allora, battiamoci per realizzare le loro promesse. Battiamoci per liberare
il mondo, per abbattere le barriere nazionali e quelle della razza, per
eliminare l'ingordigia, l'odio e l'intolleranza. Battiamoci per un mondo
ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso conducano alla
felicità di tutti. Soldati uniamoci in nome della democrazia! Hannah,
mi senti? Ovunque tu sia, alza gli occhi! Alza gli occhi, Hannah! Le nubi
si disperdono! E torna il sole! Usciamo dalle tenebre alla luce! Entriamo
in un mondo nuovo, un mondo più buono, dove gli uomini saranno
superiori alla loro ingordigia, al loro odio e alla loro brutalità.
Alza gli occhi, Hannah! L'anima dell'uomo ha messo le ali e finalmente
egli comincia a volare. Vola nell'arcobaleno, nella luce della speranza.
Alza gli occhi, Hannah! Alza gli occhi!"
tratto dal film "Il
grande dittatore", di Charlie Chaplin, USA 1940
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Di Andrea (del 15/07/2006 @ 19:50:00, in News, linkato 177 volte)
Senza proibizionismi in 30 anni il consumo è
quasi dimezzato
Gli esperti: un "mistero" legato alla cultura mediterranea
Doxa: l'italiano beve meno alcol
ma sono sempre di più a farlo
Veronesi: "Vino e birra sono simbolo del pranzo
in famiglia"
Sulle nicchie d'abuso giovanile l'attenzione deve essere alta
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ROMA - Gli italiani bevono meno alcol ma cresce il numero
di nostri connazionali che si concedono un bicchierino. A raccontare il
rapporto tra il Belpaese, la birra e il vino è una ricerca della
Doxa e dell'Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol, che confronta
il presente con la situazione di trent'anni fa.
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| Rispetto alla fine degli anni Settanta il consumo di alcol
puro è quasi dimezzato: dai 12,4 litri pro capite del 1977 si è
passati ai 6,9 di oggi. E questo senza proibizionismi o divieti: un vero
e proprio "mistero italiano", dicono gli esperti.
Spiegabile solo ripercorrendo le caratteristiche della dieta e della cultura
del Mediterraneo. Rispetto ai paesi del Nord, il Mezzogiorno d'Europa
coltiva da sempre la tradizione del vino, simbolo di socializzazione.
"Bere vino è quasi un rituale nelle nostre famiglie - spiega Umberto
Veronesi, presidente dell'Osservatorio - e, come tutti i rituali, rafforza
la fiducia nella comunità". Anche la birra "riveste un ruolo diverso
da quello dei superalcolici", continua l'ex ministro della salute: si
beve mentre si mangia e in compagnia, e non va dimenticato "il suo basso
tenore alcolico".
Gli italiani insomma sembrano bere con maggiore responsabilità
ma - va aggiunto - i bevitori sono aumentati. Oggi infatti l'81 per cento
di chi ha più di 13 anni beve alcolici: nel 1993 era il 74 per
cento. In particolare, due italiani su tre (il 67 per cento) si definiscono
"consumatori regolari", mentre è "occasionale" l'uso di alcol per
13,4 per cento. Il primato del "bicchierino" è saldo nelle mani
dei maschi, anche se sono in aumento i drink al femminile.
Tre bicchieri di vino: questa, in media, la quantità di alcol giornaliera.
Un risultato in linea con i valori indicati come "normali" dall'Oms, Organizzazione
mondiale per la salute. Ma non di solo vino si vive: la birra contende
infatti lo scettro al prodotto delle cantine, soprattutto tra i ragazzi.
Da non sottovalutare che tra i più giovani, ricorda l'Osservatorio,
esistono "nicchie di abuso". Dopo il primo contatto con il vino, che in
media avviene in famiglia a 14 anni, o con i superalcolici (verso i 16
anni) non pochi adolescenti si abituano alle sbronze. Uno su venti (il
5 per cento) si ubriaca una volta al mese. Ma crescendo il rapporto con
l'alcol sembra ritrovare l'equilibrio: la ricerca parla di "carriere di
consumo virtuose". Vale a dire che in molti, dopo gli eccessi giovanili,
cominciano a bere meno ma meglio, durante i pasti per esempio.
Deve restare alta l'attenzione sulla guida in stato d'ebrezza (ammessa
dal 17,6 per cento), anche se va notato che il rapporto degli italiani
con l'alcol viene vissuto in modo molto rilassato. Per l'83 per cento
ritiene che "bere uno o due bicchieri di vino o di birra a pasto è
una cosa normale" e secondo il 71 per cento "ubriacarsi una volta ogni
tanto non è grave, purché non diventi un'abitudine".
www.repubblica.it - 5 luglio 2006 |
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ora mi sono accorto... i nostri sono tornati a casa
a bordo dell'Airbus
A320 I-EEZD di Eurofly... e sapete dov'è lo stabilimento principale
di Airbus?
Tolosa, France.
Beh... li vogliamo sfottere fino in fondo questi francesi eh!
FORZA AZZURRI!
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·: VICTORY! :·
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Di Andrea (del 05/07/2006 @ 02:10:32, in Jesolo, linkato 214 volte)
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Jesolo beach, near Piazza Mazzini at dusk |
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Capannina beach, of course |
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